Voce e Territorio, Animali e Strumenti

acquistabile QUI

Questo breve saggio è nato da una riflessione personale maturata in oltre trent’anni di direzione corale. Viaggiando tra festival e concorsi, ho incontrato cori da ogni parte del mondo e ho cominciato a notare qualcosa di strano: ensemble lontanissimi tra loro geograficamente, dalla Sardegna alla Bulgaria, dalla Scozia ai Paesi Baschi, durante l’esecuzione di elaborazioni del loro repertorio di tradizione orale producevano suoni sorprendentemente simili. Stessa qualità nasale, stesso timbro arcaico, stesso modo di abitare il suono.
Qui ho cercato di dare alcune spiegazioni a quella somiglianza, unendo la mia esperienza di organista con alcune riflessioni sull’etnomusicologia e sulla fisiologia della voce.
Il percorso parte dalle origini: il primo suono emesso da un ominide, la terza minore come archetipo biologico, le scale pentatoniche presenti in ogni cultura arcaica del pianeta. Da lì, esploro come la geomorfologia, la forma delle montagne, delle valli, delle rocce, abbia “composto” le tradizioni vocali ancor prima che lo facesse l’uomo. E come il belato delle pecore, compagno silenzioso di millenni di pastorizia, abbia plasmato tanto le voci quanto gli strumenti: dalle launeddas sarde alla cornamusa scozzese, dall’ alboca basca alla gaida bulgara.
Non è un libro per specialisti. È il tentativo onesto di un musicista di raccontare, con parole semplici, qualcosa di straordinario che si nasconde nel suono umano più antico.